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QUOTIDIANO di Calatabiano.net.
Notizie locali a cura di
Salvatore Zappulla

 
foto: Via Cruyllas photo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Filippo Siriaco: nacque in Siria nel 40 d.c., in piena dominazione romana. Sin dall'infanzia fu educato ai principi del Cristianesimo che già si stava propagando in quelle terre testimoni della vita di Gesù. All'età di venti anni fu consacrato diacono con il compito di evangelizzare vari centri dell'Asia minore. Giunse infine a Roma dove incontrò S. Pietro che lo consacrò sacerdote e gli dette la facoltà di comprendere tutte le lingue e i dialetti conosciuti nonché la facoltà di liberare gli ossessi dal demonio. Fu inviato ad evangelizzare la Sicilia insieme ad altri sacerdoti. S. Filippo sbarcò in un villaggio di pescatori vicino Messina e scendendo verso sud si fermò in vari paesi della costa ionica finché arrivò a Calatabiano che a quei tempi si chiamava Bidium o Fenice, qui liberò molti indemoniati e convertì il paese al cristianesimo.La sua fama di guaritore e di esorcista accrebbero la sua popolarità. Una leggenda celebre è quella di Calatabiano, si narra che un giorno S. Filippo fu sfidato da Satana a provare la potenza di Dio. Il demonio legò il santo con delle pesanti catene, ma Filippo si liberò facilmente; in seguito Filippo legò Satana con un filo della sua barba e lo inseguì fino all'inferno, da dove uscì ricoperto di fuliggine, per questo motivo il Santo viene raffigurato tutto nero.

San Filippo Siriaco tra leggenda & folklore


Una tradizione molto sentita fra la cittadinanza é la festa di San Filippo, protettore di Calatabiano, famoso per le numerose guarigioni di anime indemoniate.
Il sabato antecedente la terza domenica di maggio moltissimi fedeli e laici si radunano sulle pendici del monte castello per assistere all'emozionante "calata" del Santo, rito che si tramanda dal 1765.
La venerazione nei confronti di San Filippo ha, però, favorito la nascita di numerosi aneddoti, trai quali alcuni vengono trascritti in questa pagina allo scopo di ricordarli a quanti già li conoscono e renderli noti, invece, a quanti li ignorano.
... "Il popolo spiega il colore nero del Santo con una leggenda: San Filippo (forse al Castello) si imbattè nel demonio che cercò di tentarlo, respingendolo disse: - non mi tentare Satana! Non ricordi quante volte t'ho schiacciato?
E Satana: - sì, ma ora il tuo Dio ti ha abbandonato. Guarda, prova!- San Filippo sorridendo ed accettando la sfida: - legami allora con le tue pesanti catene-.
Legato, il Santo spezzò immediatamente le catene...
Venne poi la volta di Satana, che legato con un filo della barba del Santo non fu capace di romperlo. Il Santo allora lo buttò nel pozzo, da dove il demonio chiese: - Filippo quando mi libererai? e il Santo: - mai- Satana fraintese maggio ed invoca ancora il mese di maggio che arriva solo per portare in trionfo il Santo. San Filippo rincorse i demoni fino all'inferno da dove tornò annerito dal fumo e dalle fiamme.
. . . I Calatabianesi hanno timore del Santo perché lo credono potente, giusto ma anche vendicativo.
A tale proposito si tramanda da generazione in generazione che la terza domenica di maggio del 1891... era turbata da un gran vento che impediva l'impianto dei fuochi d'artificio. Il pirotecnico, dopo aver tentato per molte volte di impiantare i pali che dovevano reggere le girandole, spazientito si reca di corsa in Chiesa e afferrando il Santo per la barba, ... grida: - Fulippu, Fulippu, fa finiri stu ventu e fammi guadagnare u pani. Dopo essersi sfogato ritorna al lavoro, ma una raffica di vento più violenta della precedente fa abbattere tiri palo sul malcapitato uccidendolo".
Secondo un'altra leggenda San Filippo avrebbe anche "...la facoltà di fare svegliare le persone all'ora precisa che desiderano. Esse non hanno da fare altro che recitargli un paternostro e la seguente orazione (dove è segnato con puntini si mette l'ora che il devoto indica):
"San Filippo d'Agirò Izc dormu e vui no Iu dorrnu e vui vigghiati Dumani a ... uri mi sbigghiati "
(da C. Ricca; Calatabiano nella storia della Sicilia, A.A. 1974-75, pp. 297-311, con bibliobrafiaprecedente)

L'emozionante "calata" del santo esorcista


Filippo il Siriaco non poteva che essere un elemento di primo piano nella religiosità popolare siciliana.
E questo per svariati motivi.
Intanto perché, magro e scuro com'è raffigurato, non poteva che ispirare la simpatia d'un popolo in maggioranza magro e scuro. E poi perché, in una terra di teste calde, suscitava ammirazione per il suo non essere un Santo "santo", ossia mite, tranquillo. Filippo era infatti un guerriero particolarissimo, capace di sconfiggere i demoni.

Proprio agli esorcismi, tra l'altro, è legata la leggenda del suo volto nero, che non tradirebbe l'origine africana, bensì la frequenza con cui la faccia del Santo subiva gli affumicamenti causati…dal ricacciare i demoni tra le fiamme dell'inferno.
La storia di San Filippo è controversa.
La leggenda lo vuole figlio di ricchi mercanti di Siria – o di Tracia –, ma per alcuni sarebbe vissuto all'epoca di Nerone - e inviato in Sicilia da San Pietro – e per altri nato nel quinto secolo dell'Era Cristiana.

Tutti sono comunque concordi nell'affermare che il Santo prese terra nell'Isola sulla spiaggia di Calatabiano, alla foce del fiume Alcantara. E che da lì intraprese un viaggio di evangelizzazione. Muovendosi di paese in paese, giunse ad Agira, nell'ennese, dove si stabilì in quella ch'era un'antica fortificazione sicana ricavata da una grotta. E operò miracoli ed esorcismi che lo resero famoso in tutta l'Isola.
A Calatabiano il culto del Santo data fin dall'Ottavo secolo, ma il primo simulacro - un mezzobusto posto su un piedistallo raffigurante la cacciata dei demoni - fu distrutto nel 1544 durante una sanguinosa scorreria di pirati saraceni.

Nel Seicento del millennio trascorso, poi, il Signore di quei luoghi, Ferdinando Gravina, fece realizzare una nuova statua del santo nero, a figura intera e in atteggiamento benedicente. Il simulacro fu posto nella chiesa del Santissimo Crocifisso, nei pressi del castello, e da lì ogni anno, si muove per dar vita a una festa, che si svolge nella terza domenica di maggio. Ma è nel pomeriggio della vigilia che si svolge il rito più emozionante: la "calata" della "vara" del Santo.
Il pesante fercolo – poggiato su due grossi tronchi di legno - attende sulla soglia della chiesa sorretto da una sessantina di nerboruti fedeli. Che al segnale convenuto – tre colpi di mortaio – , compiendo uno sforzo immane si lanciano in una folle corsa tra due ali di folla fittissime giù per la ripida discesa lunga poco più di un chilometro,

Il rito non si svolgerebbe solo in caso di pioggia, ma a memoria d'uomo ciò non è mai accaduto. Così come non è mai accaduto alcun incidente grave.
E ciò nonostante la vara dorata vacilli continuamente, si veda scomparire e riapparire tra gli ulivi ai lati della strada che conduce al paese serpeggiando giù per la collina. I portatori corrono, urlano, rallentano, puntano i piedi per frenare, urlano, accelerano, cadono e si rialzano, urlano, sudano, urlano. Sono perfettamente consci che se qualcuno mettesse un piede in fallo il fercolo rovinerebbe addosso a quel mare di fedeli e li trascinerebbe nel dirupo.
Ma non è mai avvenuto, a memoria d'uomo.
San Filippo ha sempre fatto il miracolo.

Il posto migliore per assistere alla "calata" è subito dopo l'ultima curva, la più pericolosa. In soli sei minuti altri colpi di mortaio annunciano che il Santo è giunto alla "Prima croce", dove comincia la parte lastricata della strada. Che però, in compenso, è decisamente più ripida.
Così la vara acquista ulteriormente velocità.
Ma finalmente si arriva al piano, e la statua benedicente, preceduta dai carabinieri che le aprono la strada, entra in paese al grido di "Evviva San Filippo!".
La banda e i mortaretti fanno un frastuono d'inferno.

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Vedi Foto della discesa di San Filippo

 

 

Abbiamo ricevuto questa bella poesia in dialetto siciliano

S. Fulippu
U Santuzzu du casteddu

di Giovanni Lo Piccolo